“El sueño de la razón produce monstruos”

“sì della rotta scheggia usciva insieme

parole e sangue; ond’io lasciai la cima

cader,e stetti come l’uom che teme” (Canto XIII, Inferno, Divina Commedia)

Le parole che il sommo poeta utilizza nella selva dei suicidi vestono alla perfezione l’imbarazzante situazione esplosa negli ultimi giorni. Fabiano Antoniani, meglio noto come “Dj Fabo” è ultimamente balzato agli onori della cronaca per la coraggiosa scelta di porre fine alla sua vita tramite “sucidio assistito”. Per chi non conoscesse questa storia, Fabiano era un ragazzo di 40 anni divenuto cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale avvenuto nel 2014. Fabiano estenuato dalla situazione straziane che lo vedeva protagonista, ha preso una decisione molto importante che sta facendo molto discutere. Per sottrarsi alle torture del dolore nel quale era piombato Fabiano ha deciso di porre fine alla sua vita e per farlo ha dovuto recarsi in Svizzera, dove ci auguriamo abbia trovato la pace che cercava. Perchè proprio in Svizzera? Perchè in Italia, il paese degli argomenti tabù, azioni come il suicidio assistito sono espressamente vietate dalla legge, in particolar modo dagli articoli 579 e 580 del codice penale. Nella mente del lettore sorgerà spontanea una domanda:”Perchè ultimamente in parlamento le principali preoccupazioni, sono state le palme spuntate nel centro di Milano e dei dipendenti della lidl diventati giullari della rete, mentre un ragazzo costretto da un maledetto incidente a vivere un vero e proprio inferno, chiedeva disperatamente aiuto?” Colpevolizzare la politica per quanto avvenuto è superficiale, ma come Dante descrisse la scena in cui viene spezzato un ramo nella selva dei suicidi dal quale escono parole e sangue, terrorizzandolo a morte, così pare aver fatto il nostro Fabiano. Cavalcando l’eco della sua dolorosa vicenda, ha cercato di scuotere i nostri legislatori con parole e sangue, facendo impallidire più di qualche viso nelle aule del potere. Ciò che resta oggi di questa vicenda è un grande interrogativo, uno spunto riflessivo che dovrebbere scuotere ognuno di noi, allo scopo di giungere finalmente ad una risposta, una risposta ponderata, frutto di un pensiero elaborato, perchè probabilmente ancor prima di rimbombare negli ambienti della politica, la risposta dovrebbe bussare alle porte delle nostre case affinchè la decisione non sia figlia del bigottismo di cui l’Italia è purtroppo schiava, ma di una ricca riflessione. “Una sconfitta per la società”, le parole della Santa Sede non sono tra le più incoraggianti per chi ammira speranzoso la strada, di un cattolicesimo quanto mai moderno, intrapresa dall’attuale sommo pontefice Bergoglio. Lo sforzo riflessivo richiesto non deve essere interpretato come la richiesta di legalizzare situazioni spinose quali eutanasia o suicidio assistito, ma di discutere del diritto o meno di poter porre fine alla propria vita in casi di estrema difficoltà, un confronto doveroso in ogni contesto socioculturale italiano, a partire dalla famiglia per giungere in maniera graduale sulle scrivanie dei legislatori, che dopo aver constatato le reazioni della società saranno chiamati ad intervenire o meno. L’invito ad una considerazione ponderata è rivolto a tutti, affinchè non si banalizzi l’argomento, di stringente attualità e di grande rilevanza, e se “El sueño de la razón produce monstruos” come recita il titolo dell’acquaforte di Francisco Goya,  la speranza è che la ragione prevalga in ogni giudizio affinchè non si arrivi ad associare la scelta di un ragazzo, con una vita monca e la sofferenza stretta tra i denti, alla propaganda nazista di Hitler, parallelismo palesatosi tra le parole di Mario Adinolfi. Ad oggi il silenzio regna sovrano sulla vicenda, ma in qualità di eredi di un’esperienza straziante quanto profonda, abbiamo tutti l’obbligo di discuterne, affinchè questa storia  possa arricchire la considerazione del termine “libertà” che si ritiene corretto in questo paese, che si consideri legittimo che un uomo possa decidere di porre fine alla propria esistenza o meno. Non permetteremo che questa storia finisca nel dimenticatoio, non resteremo in silenzio, ma discuteremo, faremo spazio alla civiltà, che grazie a noi potrà continuare la sua corsa, verso un mondo nuovo, un mondo libero, un mondo migliore. Spazio dunque alle parole di Fabiano per concludere questa riflessione: “Mettete le cinture”.

 

Mirko Raffo